In occasione della pubblicazione di “Macchine per il cosmo” abbiamo incontrato l’autore per una chiacchierata sul ruolo strategico dello spazio, tra innovazione tecnologica, nuove sfide geopolitiche e futuro dell’esplorazione umana.
Intervista a Carlo di Leo
Buongiorno Ingegnere, i lettori di Power Technology la conoscono già come autore di contributi sull’ingegneria nucleare. In che modo il suo percorso tecnico e scientifico l’ha condotta ad approfondire il tema dello spazio? Buongiorno a lei e grazie per l’opportunità di questa intervista. La mia passione per le discipline scientifiche è nata molto presto; quella per lo spazio risale addirittura ai tempi della prima elementare, quando ebbi modo di seguire le vicende di Apollo 11. Rimasi così affascinato che iniziai a seguire con grande interesse tutte le missioni lunari. Sempre in quegli anni ricevetti come regalo di Natale una scatola del Piccolo chimico e decisi che mi sarei iscritto a una facoltà scientifica, cosa che poi effettivamente è accaduta. L’interesse per l’energia nucleare è nato qualche anno più tardi, nell’estate del 1975, quando mi capitò tra le mani un libro divulgativo intitolato “L’energia nucleare” di Matthew J. Gaines. Da allora si sono consolidati interessi scientifici che permangono ancora oggi.
Quali sono i principali temi trattati in “Macchine per il cosmo” e come è strutturato il libro? “Macchine per il cosmo” è il primo di una lunga serie di libri, ciascuno dedicato a un tema specifico dell’esplorazione spaziale. Si tratta quindi di un volume dal taglio piuttosto generale, nel quale non si affronta un singolo argomento, come avverrà nei testi successivi, ma i veicoli spaziali in senso lato. Ho cercato, in altre parole, di offrire al lettore un quadro d’insieme: prima di osservare gli alberi uno per uno, è utile avere un’idea di come sia fatta la foresta. Il libro è suddiviso in cinque capitoli, più un’appendice facoltativa nella quale vengono richiamati alcuni concetti fisico-matematici di base che qualcuno potrebbe aver dimenticato. Viene fornita una descrizione generale dei missili attuali e di quelli del prossimo futuro, della propulsione spaziale e dei sistemi di guida e controllo.

Carlo Di Leo
Lo spazio è spesso al centro delle cronache: Elon Musk e Jeff Bezos hanno fondato imprese dedicate ai viaggi spaziali, mentre Starlink – sempre di Musk – ha avuto e continua ad avere un ruolo di primo piano nel conflitto russo-ucraino. Perché oggi l’esplorazione dello spazio è un tema centrale sia dal punto di vista economico sia geopolitico? Da un punto di vista strettamente geopolitico, lo spazio rappresenta oggi, dopo la terra, il mare, l’aria e il cyber-ambiente, il quinto ambiente. È quindi naturale che attori pubblici e privati vogliano, se non dominarlo, quantomeno essere protagonisti in questo nuovo contesto. Non nascondo una certa ammirazione per Elon Musk quando parla di “colonizzare” Marte. Al di là del termine, lo sbarco umano sul pianeta rosso resta un grande obiettivo per l’umanità. Ritengo però improbabile che Musk e Bezos possano affrontare da soli un’impresa di questo genere: una missione umana su Marte potrebbe costare almeno 500 miliardi di dollari, secondo alcune stime anche di più. Per avere un termine di paragone, basti ricordare che l’intero programma Apollo costò 25,4 miliardi di dollari dell’epoca. Ciò non toglie che Musk e Bezos stiano svolgendo un ruolo importante, introducendo una sana concorrenza nei confronti delle agenzie statali americane, russe, cinesi e di altri Paesi, che saranno inevitabilmente stimolate a fare di più e meglio.
Che ruolo può giocare l’Europa in questa nuova corsa allo spazio e quali sfide deve affrontare per restare competitiva? Quali sono, secondo lei, le principali criticità e opportunità? Mi fa particolarmente piacere questa domanda, anche perché proprio quest’anno ricorre il cinquantesimo anniversario della fondazione dell’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, sebbene rispondere in poche parole non sia semplice. Va innanzitutto ricordato che l’Italia è stata, in ordine di tempo, la terza nazione al mondo – dopo l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti – a collocare un satellite in orbita. Si trattava del San Marco 1, il cui padre, il professor Luigi Broglio, univa a una profondissima cultura scientifica un carisma paragonabile a quello di figure come Fermi e Marconi. Oggi l’ESA conta 23 Stati membri, oltre ad alcuni membri associati come il Canada, e dispone di una base di lancio a Kourou, nella Guyana Francese, che ha ben poco da invidiare ai migliori centri della NASA. Le missioni passate e presenti sono 91, mentre sette sono le principali missioni in programma, che spaziano dalla ricerca di pianeti extrasolari all’intercettazione delle comete. Tra queste possiamo citare Plato, il cui lancio è previsto per il 2026, Ariel nel 2029, seguite da Lisa nel 2035 e NewAthena nel 2037. Quest’ultima consisterà in un osservatorio a raggi X destinato a mappare nubi calde di gas, come quelle presenti attorno ai buchi neri. Le opportunità per l’ESA di condurre ricerche di frontiera sono dunque numerose e significative.
In chiusura la ringraziamo per l’intervista e le rivolgiamo un’ultima domanda: sta già lavorando ad altri libri o progetti editoriali su queste tematiche? In accordo con il Dottor Andrea Ferriani, Direttore dell’Editoriale Delfino, sto preparando una serie di monografie più specifiche riguardanti vari temi di astronautica, missilistica e scienze spaziali. In particolare, dopo “Macchine per il cosmo”, uscirà un altro libro di base intitolato “Elementi di astronautica e di scienze aerospaziali”. Successivamente si passerà a testi più specifici per cui vi sarà un libro dedicato ai satelliti per telecomunicazioni, uno a quelli per la navigazione, un altro a quelli meteorologici, oceanografici ed idrologici e così via. La divulgazione scientifica o, più esattamente, la promozione della cultura scientifica costituiscono per me una vera e propria vocazione. Si tratta tuttavia di una vocazione tutt’altro che semplice da seguire. Infatti per divulgare scienza anzitutto bisogna aver capito qualcosa, e successivamente bisogna trovare le parole giuste affinché questo qualcosa diventi patrimonio culturale di tutti.






