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La pandemia ha modificato per sempre le nostre vite e il modo in cui operano le aziende di ogni settore e dimensione. Secondo le previsioni di Matt Mullenweg, CEO di WordPress, “Milioni di persone sperimenteranno la possibilità di lavorare per giorni da casa, senza dover compiere lunghi spostamenti o senza essere costretti a restare lontani da casa”. Google ha dichiarato che da settembre 2021 nei propri uffici sarà in vigore una settimana lavorativa flessibile in cui tre giorni alla settimana si lavorerà in team in presenza e il resto del tempo da casa; Dropbox pensa di diventare un’azienda “virtual first” in cui si lavora principalmente da remoto. L’organizzazione del lavoro di Microsoft diventerà completamente ibrida. Il CEO di Netflix Reed Hastings ha invece dichiarato che il fatto di non poter stare insieme è un fattore unicamente negativo. Come in Europa, dove le grandi aziende, più orientate alla produzione, si aspettano che i manager tornino a tempo pieno in ufficio, così come hanno continuato a fare i lavoratori dei reparti produttivi. Oltre al tema dello Smart Working nella fase post-pandemica ci sarà anche una rivalutazione delle professioni sanitarie e dei sistemi sanitari pubblici, fondamentali per il nostro benessere e la nostra coesione sociale. Probabilmente prenderà piede un nuovo modello sociale e industriale nel quale l’interazione delle persone con le tecnologie 4.0 sarà più confidenziale e pervasiva. Non va poi dimenticato che l’industria resta una realtà solidissima. Guardiamo i numeri. Il fatturato 2020 dell’industria italiana dei beni strumentali ha sì registrato un calo del 17,9%, toccando quota 39.674 milioni di euro, nelle rilevazioni di Federmacchine. Diverso è però il tenore delle attese per il 2021. Sempre secondo le previsioni elaborate da Federmacchine, il fatturato di settore dovrebbe tornare a crescere dell’8,9% rispetto al 2020. Se il blocco parziale della mobilità resta ancora un grande problema per molte attività, export compreso, la fisiologica ripresa e gli incentivi fiscali previsti dal piano Transizione 4.0 sosterranno certamente gli investimenti nel nostro Paese. Ma non è tutto. Se abbiamo imparato qualcosa negli ultimi mesi, è il potere della comunicazione e il valore dell’innovazione in un mercato che è cambiato. Le aziende flessibili, resilienti e reattive si sono attivate per includere nuove competenze, nuovi canali di vendita, nuove catene di fornitura, nuovi modi di informare e di relazionarsi con l’esterno. Solo con queste premesse sarà possibile prosperare. Armando Martin

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